giovedì 5 luglio 2007

Ciao

tutto è cominciato cosi:

ho riletto quello che ho scritto e mi sono accorto che, trascinato dalla foga o dall'alzheimer, mi sono dimenticato di scrivere la considerazione che hanno già fatto Marcello e Sergio (che condivido completamente): mi domando perchè ci si focalizzi cosi tanto sulle tecnologie e i formati, non sarà invece meglio focalizzarsi sul mezzo che ti permette di esprimerti?
vorrei spiegare questa banalità. come sapete ho due macchine fotografiche nikon, una F90X e una F3HP.
ho scoperto che la pausa per caricare l'otturatore con la leva mi è necessaria per non so cosa: ma mi sento più a mio agio e le foto mi soddisfano di più con l'F3.

Forse il motivo per cui ci si focalizzi cosi tanto sulla "tecnica" risede nel fatto che la maggior parte di chi sceglie una reflex digitale scatta sempre solo con l'obiettivo in dotazione esattamente come faceva l'anno scorso con la point and shoot tradizionale e ha scelto la macchina sulla base del costo per megapixel.
L'articolo della nital mi sembra più un tentativo di "dimostrare" che se le digitali nikon sono "meglio" della velvia allora sono buone quanto le canon (che credo stiano facedno la parte del leone sul mercato). cosi l'utente (si, utente) medio ha la coscienza a posto: la sua digitale fa le foto come la "macchina a pellicola" e quindi sono belle per definizione!

quindi se ci riesco farò la prova per mia curiosità personale e poi continuerò a scattare dia, bn, 1.3 megapixel del 6680, 5 megapixel della ixus 55 che ogni tanto rubo a cristina e con tutto quello che mi passa per le mani che abbia un buco con un rivelatore dietro (sia esso fotochimico o fotoelettrico) cercando di ottenre dei risultati che sero dipendano (nel bene e nel male) più da me che dal mezzo.





Concordo molto con Marcello, aggiungo solo che l'attrezzo con cui fai le foto
secondo me devi sentirlo congeniale, ovvero deve farti sentire a tuo agio. Per
questo ho una fissa per la F2 (anche la F3 mi piace molto ma un pelino sotto).

Il resto sono balle. Come dice Marcello mi trovo ad amare mio malgrado alcune
immagini scattate con il mio Nokia N70, ma anche con la mia Minolta SRT101, o
una Nikon digitale. Faccio dia a colori ma solo per poi stamparle in Ciba
(orrore? a me piace così)

Alla fine quello che importa è l'immagine.


Rispondo volentieri, includendo nella discussione anche Max (potrebbe essere interessante spostarci su un altro sito o su un blog.

La mia prima macchina fotografica è stata una Diana-F, ero piccolissimo. Nel tempo ho scattato foto con tutto quello che mi è capitato a tiro: Polaroid, 35 mm in b/n e colori, medio formato, scatole da scarpe, telefoni cellulari, macchine digitali. In tutti i casi è stato possibile produrre immagini piacevoli (da fare e da guardare) oppure delle vere schifezze, ma fatte salvi alcuni rari casi di malfunzionamento della macchina, la colpa delle schifezze è sempre stata unicamente mia.

Una macchina fotografica (di qualsiasi tipo sia) va usata per quello che da, quello che conta realmente è il risultato finale, ma, attenzione, questa affermazione è meno banale di quello che può sembrare. Il digitale è imbattibile su un monitor, la diapositiva è imbattibile sul proiettore ottico (ma vuole uno schermo adeguato, non pensate di usare un lenzuolo) e se volete una buona stampa in bianco e nero prendete un buon negativo e un pacco di carta baritata. Questo non vuol dire che ogni contendente non si possa avventurare sul campo dell’altro con ottimi risultati: basta spendere un sacco di soldi.

Le macchine fotografiche digitali di fascia medio alta progrediscono rapidamente verso un prodotto stabile e di ottima qualità, lo stesso non si può dire per i monitor e per le stampanti che continuano a deludere.

L’articolo proposto da Roberto mi ricorda perché ho smesso di comprare riviste sulla tecnica fotografica: sembra che i redattori abbiano una vera fissazione per la risoluzione dei dettagli geometrici delle immagini (ricordate le faide sulle linee per millimetro di degli obiettivi tedeschi contro giapponesi?) e se ne freghino altamente del risultato finale o di come una tecnica fotografica possa influenzare la creatività di chi la usa.

Avrete certamente notato che non ho parlato di fedeltà di un’immagine (è un concetto falso) o di bellezza di un’immagine. Quella è un’altra storia.

Ciao,

M.

rabbrividiscoinorridisco

A parte la prova al microscopio (che mi sembra poco sensata, né l'emulsione né il sensore sono pensati per quegli ingrandimenti) credo che proverò a fare "in casa" la prova descritta dal signore della nital e deciderò con i miei occhi.

In particolare i soggetti fotografati per la prova sono poveri di colori chissà come le cava la velvia rispetto al sensore riprendendo un bel paesaggio marino in tempesta dove gli azzurri e i bianchi e i salti di luce non si contano! ma... se voglio la grana? ce l'aggiungo con un set di filtri che simuli la grana della trix o della panf o dell'hp5 o della neopan?

Ho una perplessità sul metodo: secondo me la prova va fatta proiettando le due immagini, la dia con un proiettore adeguato e l'immagine digitale su uno schermo di computer adeguato; solo cosi, credo, il confronto è fatto sul terreno più congeniale alle due "contendenti". Che ne pensate?

La foto in allegato è scattata con una nikon F3HP, 80-200 2,8 pellicola neopan 400 esposta alla sensibilità nominale sviluppata con rivelatore kodak t-max (1+4) fissata con il fixer kodak t-max lavata con shampoo per bambini

scannata con epson 4990 a 2400dpi profondità dei grigi 16 bit (i sensori delle macchine fotografiche sono a 12 bit). Nessun post processo.

Dimenticavo: il soggetto è sull'isola di Bali. un tempio buddista che sorge sulle rive di un lago

3 commenti:

MB ha detto...

Credo che a questo punto dovresti pubblicare la foto del tempio di Bali

MB ha detto...

Credo che a questo punto dovresti aggiungere la foto del tempio di Bali

annoluce ha detto...

Mah, secondo me avete preso il punto un po’ tutti e tre. Siamo d’accordo.

Secondo me il procedimento creativo che porta al prodotto finito (l’immagine+i sentimenti che essa provoca in chi guarda) è totalmente indipendente dal mezzo (che si chiama così perché appunto è un mezzo).

Fermo restando che sono d’accordo, se proprio vogliamo accettare la sfida pellicola-digitale, che esse devono compararsi sullo stesso terreno. Ma tale terreno esiste? Forse no.

Ma è questa diatriba che è inutile..

Le sensazioni che mi hanno dato le diapositive Velvia proiettate a parete, la sensazione di vivere dentro l’immagine, di volerla mangiare, non le ho provate con il digitale. Ma tuttavia, trovo che stampe da pellicola o da digitale, seppur diverse, possono dare lo stesso fascino. Echissenefrega se la grana è vera o aggiunta con PS. Purchè il processo creativo sia genuino e ugualmente “accorato” (fatto col cuore).

Sta di fatto che le foto di Marcello, siano fatte col cell o con la compattina o con l’hasselblad o lo stenopeico mi piacciono sempre. Un motivo ci sarà.

Io ora scatto in digitale, in analogico sempre meno, se non diapositive o qualche BN, ma questo perché oggettivamente, il tempo è poco, e il digitale mi permette di ottimizzarlo. E considero l’eventuale post-processing una parte integrante della “creazione”.

Non applico il “teorema delle scimmie dattilografe” agli scatti digitali, ma uso la digitale come se fosse analogica (una macchina è una macchina).

Inutile sbandierare vecchi metodi a pellicola come gli unici “ortodossi” solo perché ormai, elitari; inutile sfegatarsi per il digitale e mettere al bando la pellicola. Ognuno scatti come crede, poi se la foto fa schifo fa schifo, se è bella è bella.