
La fotografia pinhole è uno degli aspetti più divertenti della fotografia tradizionale, è talmente divertente che è stata trasportata anche nel "meraviglioso mondo della fotografia digitale".
La fotografia pinhole è divertente perchè ti consente di creare immagini diverse anche in un contesto banale. Guardate la foto di questa tazza di cesso: non vi sembra strano che questa ripresa così grandangolare conservi una prospettiva rigidamente geometrica? E poi, provate ad ingrandirla: l'immagine è piuttosto soft (meno di certe compattine), ma non c'è niente che sia fuori fuoco.
Queste caratteristiche oltre ai mossi evidenti, tipici di tempi di posa nell'ambito del minuto, fanno sì che le immagini pinhole siano sempre un po' particolari.
Tuttavia l'apetto più divertente di questo tipo di fotografia è la possibilità di autocostruirsi il mezzo di ripresa.
Il pinhole
Per fare fotografia pinhole ci vuole il pinhole, ovvero un buco grosso come una capoccia di spillo da usare al posto della lente di ripresa. Se facciamo i conti con l'ottica geometrica, più sottile è il buco e più nitida e la foto. In realtà intervengono degli effetti di diffrazione per cui data una certa lunghezza focale è possibile individuare il diametro ideale.
Non sto a scassarvi le scatole sulle formule: la rete è piena di applicazioncine per fare il calcolo, come questa : http://www.photostuff.co.uk/pinholec.htm
In pratica un buco più tondeggiante possibile è meglio di un buco ottimizzato in diametro ma pieno di sbavature.
Io mi regolo così: ne faccio due o tre sul lamierino di una lattina di coca e poi scelgo quello venuto meglio. Ah, per misurare il diametro lo passo allo scanner regolato alla massima risoluzione e conto i pixel.
La lunghezza focale
Il calcolo della lunghezza focale è la cosa più semplice del mondo: è la distanza fra il buco e il materiale fotosensibile. confrontando la lunghezza focale con la diagonale del materiale sensibile si può capire se il nostro pinhole sarà grandangolare, normale o tele.
Il sensore
Può essere il sensore di una reflex digitale, può essere della pellicola, ma può anche essere un pezzo di carta da stampa. In pratica maggiore la latitudine di posa meglio è (lasciate perdere le diapositive).
Usare la carta fotografica, possibilmente politenata, sottile e a gradazione fissa ci da la possibilità di ottenere negativi di grande formato da stampare per contatto. Una bella esperienza.
La fotocamera
Se cercate in rete trovate di tutto: dalle scatole per le scarpe, alle reflex trasformate montando il pinhole su un tappo da applicare al corpo macchina e su fino alle macchine costruite da artigiani in legni pregiati. Ho visto un progetto in cui si utilizzava un van come fotocamera, con un foglio di carta sensibile da un metro per due su una parete. Di una cosa non dovete preoccuparvi: l'otturatore. I tempi di posa sono così lunghi che potete usare le dita (sì le dita!) per stoppare la luce sul pinhole.
Esempio pratico
La foto della tazza di cesso in apertura del post è stata fatta su pellicola Kodak T-max 400 con una scatoletta di cartone autocostruita che fa negativi 6x9. La lunghezza focale è, se non ricordo male, di circa 50 mm. Il normale standard per questo formato è circa 105 mm (108 in realtà), quindi con 50 mm siamo su un bel grandangolo.
Il diametro ottimo per 50 mm è 0,3 mm. Ovvero un F-stop pari a 167.
Se fosse F-stop=180 (un'ottima approssimazione) avremmo che il tempo di esposizione è pari a quello ottenuto con la regola del 16 moltiplicato per 128.
Se prendiamo come riferimento la mia tabellina postata a settembre, la luce nella foto della tazza può essere ipotizzata pari a 6 stop sotto la regola del 16. Se moltiplichiamo il tempo ottenuto ad F 16 (circa 1/4 s) per 128 otteniamo la bella cifra di 32 secondi! Aggiungiamo uno stop per la reciprocità e stiamo sul minuto.
Tempi attorno al minuto sono perfettamente normali in questo tipo di fotografia.
Tanto per darvi un'idea: la carta politenata ha una sensibilità fra di 3-6 ASA.
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