
La mia prima macchina fotografica è stata una Diana F: se non ricordo male, si parla di 35 anni fa, l'esposizione era regolata con tre diverse posizioni: nuvolo; sole; e montagna (quest'ultimo mai usato). La macchina era davvero fragile e durò pochissimo. Dopo qualche hanno mi fu permesso di mettere mano alla preziosissima Kodak Retinette di famiglia (non ridete, ci ho imparato a fare le foto). Li l'esposizione era un affare complesso, dovevo sempre chiedere a papà e poi, ogni tanto, la foto "non veniva". Venne poi la Canon AV1 di papà, anche questa quasi intoccabile, con la Canon le foto "venivano sempre" per via dell'esposizione automatica, ma non potevo mai usarla da solo. Nel frattempo con la Retinette mi erano stati insegnati due trucchi meravigliosi:
- la distanza (messa a fuoco): se facevo un passo lungo era circa un metro; dopo tanti passi non valeva più la pena preoccuparsi e si metteva a fondo scala;
- la luce (esposizione): dentro la scatolina della pellicola c'erano i disegnini con le istruzioni per regolarla, se le seguivo non sbagliavo quasi mai.
Gli anni sono passati, ho imparato cos'è un esposimetro, ho capito che la media pesata può fregarti insidiosamente e che a volte ti frega anche lo spot, ho imparato ad usare l'esposimetro a luce incidente e ho capito che ci sono delle volte in cui esporre "ad occhio" mi gratifica assai di più di tutte le tecnologie.
Credo che tutti conoscano la regola del 16 (attenzione se siete ai tropici l'estate usate la regola del 22, è meglio): con un po' di pazienza, un po' di giri su internet e qualche prova ho ricostruito questa tabellina che si basa sulla regola del 16 e la adatta ad altre situazioni di luce. Non la userei per scattare diapositive, ma per un bianco e nero con una pellicola che sa incassare va più che bene (con il colore è ancora più facile).
La foto che segue è stata scattata in questo modo giovedì scorso a Firenze, con una Moskva 5 caricata con la solita (per me) TRI-X 400 sviluppata in Rodinal.
2 commenti:
L'esposizione a occhio.... che mi ricordi!
tanti anni fa mi si è rotto l'inetrruttore dell'esposimetro della pentax MX (restava sempre acceso e la batteria durava 25 secondi)
La pigrizia (trovare un fotoriparatore? giammai troppo faticoso) mi ha portato a scattare ad occhio per circa due anni. Qualsiasi pellicola, anche il kodachrome 25 (beh, ammetto che qualche grosso errore c'è stato).
Devo dire che quell'esperienza mi ha insegnato che se la misurazione spot ti frega anche se molto meno insidiosamente delle medie ponderate dei sistemi multizonali delle macchine moderne, non fa niente! Non solo le correzioni ad occhio non sono vietate ma di solito conducono a risultati più gratificanti
dimenticavo
all'epoca non conoscevo la regola del sedici... quindi era proprio ad occhio!
Posta un commento